Ladispoli - Vaccina

Il complesso archeologico del Bronzo Recente di Vaccina 

Responsabile: Dott.ssa Flavia Trucco

Gruppo di ricerca: Barbara Barbaro, Irene Baroni, Marco Bettelli, Isabella Damiani, Daniela De Angelis, Claudia Minniti

Veduta aree di scavo

 

La presenza di un insediamento di età pre-protostorica sulla riva sinistra del Fosso Vaccina, sul pianoro identificato dai toponimi Casali di Vaccina e Muracci di Vaccina, all'altezza del km 41 della via Aurelia, era nota grazie a ricerche di superficie condotte dagli anni Settanta del Novecento.

A partire dal 2008 indagini archeologiche preliminari effettuate dalla Soprintendenza con la collaborazione dell'Amministrazione Comunale ai piedi dell'altura hanno portato alla luce nuove testimonianze del tessuto insediativo dell'età del bronzo, prima in prossimità della riva destra del Fosso Vaccina, e successivamente sulla riva sinistra, in località Campi di Vaccina, di fronte alla parte più elevata del Colle. Le due indagini hanno dunque dimostrato l'utilizzo di un'area ben più ampia di quella naturalmente delimitata.

L'insediamento di età preistorica e protostorica comprende una prima fase di occupazione che risale alla seconda metà del terzo millennio a.C. tra l'Eneolitico finale e il Bronzo antico iniziale, nota solo dalle ricerche di superficie.

Ansa con sopraelevazione ornitomorfaI nuovi ritrovamenti appartengono invece alla fase più recente del villaggio, che ha avuto inizio verso la fine del XIV secolo a.C. , in piena età del bronzo, e perdura fino alla metà del XII secolo a.C., momento in cui raggiunge il suo massimo sviluppo.

Tra il materiale ceramico proveniente dallo scavo, infatti, gli elementi più antichi sono databili a una fase avanzata del bronzo medio (Bronzo medio 3, 1400-1325 a.C.), e presentano la caratteristica decorazione propria della facies appenninica, realizzata con larghe incisioni, ad intaglio e impressione.

La fase archeologica principale è invece del Bronzo recente (1325-1175 a.C.), ed è riferibile alla facies subappenninica, caratterizzata da un gusto per le decorazioni plastiche, che si manifesta nella realizzazione di appendici zoomorfe collocate alla sommità delle anse. Significative, in questo senso, sono le anse bifore conformate a protome di uccello stilizzata trovate in quantità ragguardevole.

L'eccezionalità dei nuovi rinvenimenti di Vaccina è data anche dal ritrovamento di numerosi frammenti di ceramica realizzata in argilla depurata e tornita riconducibili, sia sul piano tecnologico che stilistico, a fabbriche di tipo miceneo.

Il luogo di provenienza preciso di questi importantissimi frammenti - dalla terraferma e/o dalle isole greche piuttosto che da uno dei centri dell'Italia meridionale nei quali si sviluppò in questo periodo un fiorente artigianato italo-miceneo - potrà essere stabilito solo attraverso complesse analisi, chimiche e petrografiche, attualmente in corso da parte della Soprintendenza.

La presenza di ceramica esotica, significativamente collegata al Fosso Vaccina che ipotizziamo navigabile, conferisce un nuovo ruolo a questo insediamento. Non pare azzardato, pur con la cautela imposta dalla documentazione disponibile, prospettare l'esistenza già nel corso del Bronzo recente avanzato di un sistema territoriale all'interno del quale Vaccina potrebbe aver costituito una sorta di avamposto verso il mare di Monte Abbadone, sito difeso maggiore la cui vita si prolungherà fino al Bronzo finale.

Alla luce di tali scoperte risultano degne di rinnovata analisi, certamente all'interno di una cornice metodologica che tenga sempre conto dell'inestricabile intreccio tra fonti storiche e racconti mitologici, le fonti antiche che menzionano l'arrivo proprio in questi luoghi del popolo dei Pelasgi. 

Varro putat Caere oppidum Etruriae Pelasgis cum sitientes inventum flumen proximum...

salutassent chaire atque ea causa id vocabulum oppido datum

(Serv. ad Verg., Aen. X, 183)

Lo scavo 2008: Fosso di Vaccina

Fosso Vaccina livelli di bonifica

Nel 2008, grazie alle indagini archeologiche preventive alla realizzazione della rotatoria in corrispondenza del Km 41,500 della via Aurelia, è stata aperta una piccola area di scavo di circa 60 mq. sulla riva destra del Fosso Vaccina.

Qui, sotto ad una serie di strati di origine alluvionale, è stato messo in luce un complesso di livelli caratterizzato dalla presenza di numerosissimi frammenti ceramici d'impasto disposti in maniera molto fitta perlopiù in piano, assieme a numerosi resti di fauna molto ben conservati, pietrame, frammenti di legno carbonizzato e altri resti botanici, tra cui semi di cereali.

Nello scavo non è stata individuata alcuna traccia di elementi che testimoniassero l'esistenza di strutture abitative, nonostante gli strati in questione fossero in deposizione primaria.

Una possibile ipotesi di lettura è che si tratti di aree bonificate tramite l'alloggiamento di inerti su terreno umido per ricavare zone asciutte e fruibili.

I numerosi resti ossei animali raccolti nello scavo presso il Fosso appartengono in buona parte alle specie domestiche, tra le quali prevalgono quelle utilizzate nell'alimentazione (bovini, caprovini e suini), mentre quelle non alimentari (come cavallo, cane) sono scarsamente rappresentate. Ai loro resti si aggiungono pochi frammenti di tartaruga di terra.

Il campione faunistico di Fosso Vaccina si accorda perfettamente con il quadro economico definito da altri contesti del Bronzo recente situati nel Lazio e nell'Etruria meridionale.

Lo scavo 2010: Campi di Vaccina

 Scavo 2010: ipotesi ricostruttiva della pianta delle capanneCon il secondo intervento di scavo, effettuato nel 2010, è stata indagata tutta l'area pianeggiante libera da costruzioni posta a Sud-Ovest del Colle. Le ricerche si sono concentrate su un'area di circa 500 mq., prossima alla via Aurelia, dove sono venuti alla luce strati ed elementi strutturali dell'età del bronzo.

Sono state individuate 53 buche, la maggior parte delle quali con funzione di alloggiamento per palo. Sulla base della loro distribuzione è possibile ipotizzare l'esistenza di almeno due strutture con perimetro conservato pressoché completo, cui si aggiunge forse parte di una terza. Si tratta verosimilmente di abitazioni, di forma ovale, di dimensioni 10x8 m. e 14x10, poste a poca distanza l'una dall'altra. In quasi tutta l'area indagata non si è però conservato il piano di frequentazione relativo all'insediamento, probabilmente sia per il lungo abbandono dell'area, sia per i successivi interventi agricoli di epoca arcaica, che hanno pesantemente intaccato i resti precedenti.

A differenza di quella del 2008, questa indagine ha restituito un numero esiguo di materiali, per la maggior parte in pessimo stato di conservazione. Molto interessante, invece, la varietà riscontrata nelle tecniche costruttive delle buche di palo individuate. Si va da semplici buche circolari, con diametro e profondità variabili, a buche con risega o inzeppatura di pietre, fino a buche con una foderatura completa di pietrame. In alcune è stata rinvenuta ancora in situ parte del palo, probabilmente bruciato all'estremità per aumentarne la robustezza.