Torrinpietra - Via della Muratella

Direzione: dott.ssa Daniela Rizzo

Scavo dott.ssa Roberta Balzanetti della Soc. Dafne S.n.c.

Tra il 2008 e il 2009 nei terreni di proprietà della Maccarese 2006 S.r.l., in località Torrimpietra, tra Via dellaParticolare della pianta della villa rustica Muratella e l'autostrada Roma-Civitavecchia, sondaggi archeologici preventivi alla costruzione di un polo agro-alimentare hanno evidenziato strutture archeologiche relative ad una fattoria o villa rustica di epoca romana. L'edificio, pesantemente compromesso dagli interventi agricoli di epoca moderna, mostra tracce di frequentazione dalla tarda età repubblicana all'epoca imperiale. Il complesso di ambienti messi in luce mostra caratteristiche tecniche ed edilizie corrispondente alla pars fructuaria delle ville rustiche attestato negli insediamenti suburbani e periurbani romani fra gli ultimi secoli della repubblica e tutta l'età imperiale. Supporta tale ipotesi il rinvenimento nell'area circostante l'edificio di tratti di canalizzazioni che costituiscono un sistema di bonifica per coltivare in filari regolari piante di uso comune come la vite.

Il complesso edilizio può essere approssimativamente distinto in due parti: il settore Nord caratterizzato da una decina di ambienti di modeste dimensioni, allineati lungo un corridoio orientato NW-SE; la mancanza di accuratezza edilizia e di strutture che denotino un impegno costruttivo lasciano ipotizzare, almeno in una delle fasi più tarde, l'appartenenza alla parte produttiva o comunque al quartiere "servile" di una villa. Il settore Sud del complesso è contraddistinto da un ampio vano con spina centrale di pilastri per sorreggere la copertura: all'interno sono ancora visibili, in situ, almeno 14 dolia in terracotta ed esigue tracce di pavimentazione in materiale fittile battuto; tale ambiente, da identificare con una cella vinaria con dolia defossa, era delimitato da un'area porticata, come indiziato dalla presenza di altri pilastri allineati che creavano spazi porticati, successivamente sostituiti da almeno cinque ambienti, come dimostra una delle murature rinvenute con semipilastri in opera laterizia la cui funzione decadde nel momento in cui furono inseriti i dolia. La presenza di un altro piano di calpestio in acciottolato calcareo lascia ipotizzare l'originaria esistenza di un'area aperta, probabilmente adibita al carico e allo scarico dei prodotti. Il tracciato dell'acquedotto rinvenuto durante i saggi nell'area interessata dall'edificio A

L'articolazione dell'edificio sembra in realtà il risultato della sovrapposizione di almeno tre fasi di costruzione e di frequentazione, evidente non solo dall'apparente "affastellamento" dei vani nei settori meglio conservati, ma anche e soprattutto dalla presenza di muri con caratteristiche e livelli di costruzione diversi. L'individuazione di tali fasi edilizie risulta difficoltosa dalla scomparsa degli alzati, rasi da interventi di spoliazione e di distruzione dovuta alle arature moderne. Alla prima fase edilizia è riferito il vano rettangolare a N dell'edificio, diviso in due navate da un tramezzo di cui rimangono esigue tracce a livello di fondazione, già raso in epoca antica, per una diversa articolazione dello spazio. Rimane parte del limite Ovest, costituito da un muro in opera incerta, una delle pochissime attestazioni delle tecniche edilizie adoperate per gli alzati costituito da blocchetti calcarei perlopiù squadrati, disposti in corsi regolari e separati da spessi letti di malta sabbiosa. Tutte queste strutture appaiono in relazione ad un'area di lavorazione dei prodotti agricoli già presente nella prima fase. La tecnica edilizia impiegata appartiene alla età repubblicana, periodo in cui l'opera incerta e tecniche ad essa assimilabili raggiungono la massima diffusione, pur perdurando a livello rurale fino al I secolo dell'impero.

Durante una seconda fase il complesso fu ampliato soprattutto in numerosi piccoli vani, nel settore N, lungo una sorta di corridoio, e nel settore S del vano con dolia. Il secondo periodo di vita dell'insediamento è chiaramente individuabile per un cambiamento delle tecniche edilizie. La completa assenza degli alzati e la mancanza totale di materiali di uso comune non consentono una datazione puntuale della fase edilizia, ma il rinvenimento in uno degli ambienti della seconda fase di un frammento di un'ansa d'anfora, con bollo rettangolare SAX. FER., ci riporta ad una datazione al 110-160 d.C., periodo in cui si devono collocare la ristrutturazione e l'ampliamento dell'edificio. E'comunque evidente la funzione di approvvigionamento, lavorazione  e  stoccaggio di prodotti agricoli che questo settore della villa ebbe anche in questa epoca. Durante una terza fase, probabilmente da porre in epoca tardo antica, furono ricavati, nel settore SW dell'edificio ulteriori articolazioni interne, fra le quali sono individuabili almeno 3 vani, che sembrano ricavati dalla chiusura del portico della prima fase e di altri ambienti, che si disponevano nel settore W dell'edificio e di cui quasi nulla rimane.

Sono presenti indizi di una quarta fase, verosimilmente di abbandono e di frequentazione sporadica della villa, con la presenza di sepolture, nonché la presenza di frammenti ceramici di fattura post-antica.

Pianta dello scavo