Doganaccia

Nel sepolcreto dei lucumoni

Direzione: Maria Cataldi (Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale); Alessandro Mandolesi (Università degli Studi di Torino)

Gruppo di ricerca: Daniela De Angelis (Coordinamento); Rosa Lucidi (Laboratorio materiali); Cristina Marchegiani. Eleonora Altilia, Marcello Antonj, Marta Campagna, Claudio Castello, Sonia Djidel, Lionello Morandi, Ambra Palermo, Simone Porta

 

Veduta dei tumuli della Doganaccia

 

L'area della Doganaccia è dominata da due grandiosi tumuli del periodo orientalizzante (VII secolo a.C.) denominati "del Re" e "della Regina". Questo sepolcreto, dal punto di vista topografico e morfologico, si distingue rispetto agli altri coevi contesti funerari dei Monterozzi: la Doganaccia, infatti, si trova sull'itinerario più diretto, risalente all'età villanoviana, che univa la Civita al mare. L'area è caratterizzata dalla presenza di due penisole calcaree che si distaccano dal corpo centrale dei Monterozzi, sulle quali sono stati innalzati i due tumuli monumentali, posti in posizione primeggiante sulla collina e sull'antistante marina tarquiniese. Veduta dei tumuli durante lo scavo 2008

Il primo dei due monumenti principeschi, quello del Re, fu esplorato nel 1928 da Giuseppe Cultrera e, malgrado i saccheggi, restituì interessanti materiali.

Per il secondo grande Tumulo della Regina si è dovuto attendere il 2008, quando è stato avviato un nuovo ciclo di ricerche, condotte dall'Università degli Studi di Torino e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale. Gli scavi effettuati nell'area del tumulo hanno rivelato importanti novità che interessano non solo l'architettura ma anche la pittura funeraria tarquiniese di età orientalizzante.

Le ricerche attualmente in corso confermano per la Doganaccia la presenza di un articolato sepolcreto del periodo orientalizzante-arcaico, grazie alla scoperta di piccole tombe aristocratiche a camera situate immediatamente a ridosso del Tumulo della Regina. In questa area si doveva estendere un cimitero a carattere principesco, pertinente a uno o più gruppi familiari di rango elevato, verosimilmente dominanti all'interno della comunità locale, dai quali presumibilmente emersero quei lucumones evocati dalle fonti latine. È peraltro affascinante ricordare che la vicenda di Demarato di Corinto, accolto dalla nobiltà locale con il suo seguito di valenti artisti, si inquadra proprio nella fase di piena monumentalizzazione della Doganaccia, databile attorno alla metà del VII secolo a.C.Veduta del tumulo del Re dopo la musealizzazione

L'area archeologica della Doganaccia è visitabile grazie all'itinerario archeologico dedicato ai grandi tumuli tarquiniesi denominato "Via dei Principi", promosso dalla Regione Lazio, dal Comune di Tarquinia e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale. Il percorso di visita potenzia l'offerta della necropoli, integrando la conoscenza delle tombe dipinte con quella dei tumuli principeschi, monumenti finora poco noti nell'ambito del complesso tarquiniese.