Tumulo della Regina

Veduta del piazzaletto del Tumulo della Regina

Le prime campagne di scavo (2008-2010) condotte attorno al Tumulo della Regina stanno mettendo in luce una pregevole struttura architettonica di età orientalizzante (VII sec. a.C.): si tratta della sepoltura di un personaggio di alto rango all'interno della comunità tarquiniese, verosimilmente di ruolo regale.

Il procedere delle indagini ha visto delinearsi sempre più chiaramente la maestosità dell'intervento, articolato in diverse fasi costruttive. La prima ha riguardato lo spianamento del rialzo calcareo e lo scavo in profondità per ricavare gli ambienti funerari (l'ampio ingresso a cielo aperto, o "piazzaletto", e la camera). Successivamente, la superficie del banco ai lati del piazzaletto è stata regolarizzata per permettere la messa in opera dei blocchi del paramento. Una volta creata l'elegante muratura si è proceduto alla gettata dei livelli di terreno e pietrame per la costituzione del tumulo, per un'altezza che superava decisamente i 10 metri. Veduta della scalinata di ingressoGli scavi hanno messo in luce circa la metà del tamburo del monumento, la cui fondazione (crepidine) è scavata nella roccia e prevedeva un rivestimento esterno in blocchi, oggi quasi interamente perduto a causa delle pesanti spoliazioni. Il diametro della costruzione raggiunge i 40 m, misura che al momento ne fa il più grande tumulo di Tarquinia.

Le ricerche si sono concentrate specialmente sulla parte occidentale della struttura funeraria, dove è stato messo in luce l'ampio ingresso a cielo aperto, elemento che contraddistingue i sepolcri principeschi tarquiniesi delle prime fasi dell'Orientalizzante.

Un'imponente scalinata scavata nella roccia conduce al piazzaletto semi-costruito (largo 5,7 m e lungo circa 8), delimitato su tre lati da spessi paramenti in blocchi regolari di calcare ben connessi fra loro. Qui, davanti alla camera funeraria, dovevano aver luogo complesse cerimonie in onore del defunto. La rilevanza data dagli antichi a questo spazio aperto è confermata dall'eccezionale scoperta fatta nel corso degli ultimi scavi: la presenza di un finissimo intonaco bianco, sul quale sono state individuate resti di pitture policrome. Queste raffigurazioni rappresenterebbero la più antica attestazione di pittura funeraria tarquiniese (se la prosecuzione degli scavi confermerà la datazione dei decori ai decenni centrali del VII sec. a.C.), e il primo caso a Tarquinia di dipinti destinati ai "vivi" e non ai "morti".

 

I tumuli monumentali

Veduta dei tumuli della Doganaccia

Il tumulo tarquiniese deriva da una tipologia di tombe reali dell'VIII-VII secolo a.C. che si ritrova nella Cipro di cultura omerica, governata da greci che adottano usi e costumi eroici analoghi a quelli narrati dalla grande epica. In particolare, nella necropoli di Salamina, sito dell'area sud-orientale dell'isola, sono presenti tombe con ricchissimi corredi funebri, architettonicamente accostabili alle grandi sepolture principesche di Tarquinia.

E' molto probabile che all'origine del modello cipriota introdotto in Etruria ci siano proprio architetti e maestranze di formazione orientale sbarcati a Tarquinia dopo il 700 a.C., che qui avrebbero introdotto innovativi schemi architettonici piegati però alle esigenze locali. Si tratta pertanto di un filone architettonico del tutto autonomo, benché meno complesso, di quello attestato a Cerveteri. Lo schema costruttivo di ascendenza levantina avrà un tale successo fra le élites tarquiniesi che sarà addirittura replicato in scala ridotta in tombe a tumulo di età orientalizzante.

Le ricorrenze fra le tombe omeriche cipriote e quelle principesche di Tarquinia non si limitano all'evidente organizzazione planimetrica, incentrata su un ampio ingresso che precede la camera sepolcrale (solitamente unica), ma si estendono anche ad altri elementi strutturali, come le peculiari murature in opera quadrata pseudo-isodoma adottata nei piazzaletti (segnate da incassi o riseghe che interrompono l'andamento regolare delle giunture), la mensola/cornice aggettante, e, novità recentemente emersa, il solido intonaco bianco che rivestiva la parte finale del maestoso ingresso del Tumulo della Regina.

 

Tomba gemina

Planimetria delle Tomba geminaVeduta della Tomba geminaAlle spalle del Tumulo della Regina è stata scoperta una tomba di tipo gemino (a due camere affiancate), destinata a ospitare, probabilmente, una coppia di parenti del nobile sepolto nel grande tumulo. Le violazioni clandestine e le arature compromettono la visione del sepolcro scavato nella roccia.

La tomba è distinta da un profondo ingresso-vestibolo occupato da una larga scalinata, con l'ultimo gradino che si prolunga sui lati corti del vestibolo a mo' di banchina; qui prendevano posto i parenti dei defunti durante le esequie che si svolsero sul pianerottolo antistante le camere funerarie. In posizione originaria troviamo ancora parte delle chiusure.

Le due camere mostrano caratteri architettonici comuni: hanno una pianta rettangolare irregolare e copertura a falsa-ogiva (in parte distrutta) tipica delle tombe tarquiniesi di età orientalizzante. Ogni ambiente è munito di una coppia di banchine, di cui una, quella di sinistra della camera A, rievoca un letto ligneo per l'indicazione schematizzata della struttura portante. Entrambe le camere conservavano, fra le banchine, i resti dei corredi disturbati dalle profanazioni. La costruzione della tomba e le deposizioni risalgono alla seconda metà del VII secolo a.C.

La tomba gemina della Doganaccia rappresenta una rarità architettonica di deposizioni principesche; l'esempio tarquiniese è uno dei più antichi sepolcri, se non addirittura il prototipo, del tipo gemino in Etruria.

 

Info scavi: doganaccia@viadeiprincipi.it