Ficoncella

Gruppo di ricerca: Antonio Contardi, Daniele Aureli, Valerio Modesti, Biagio Giacco, Maria Rita Palombo, Roberto Rozzi, Andrea Sposato, Flavia Trucco

Il sito e la storia delle ricerche

Ficoncella, la localizzazione del deposito

 

Il sito di  Ficoncella è localizzato nel territorio di Tarquinia (VT) lungo la valle del fiume Mignone, a nord di Poggio Nebbia e a pochi KM in linea d'aria dall'attuale linea di costa tirrenica. A partire dal Maggio 2009 l'area è oggetto di indagini stratigrafiche guidate dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale con la partecipazione dell'Università di Roma "La Sapienza", il Museo Civico "A. Klitsche De La Grange" di Allumiere (RM), La Società Archeologica (Dr. Marco Bonanno).

Giova ricordare che l'interesse per il deposito risale alla metà degli anni novanta quando, in un piccolo boschetto di querce localizzato tra due campi arati, una famigliola di istrici decise di iniziare un paziente lavoro di scavo di gallerie. Il lavorio dei simpatici animali mise però a dura prova delle antiche sedimentazioni ricche di materiale faunistico e sigillate da un livello vulcanico che al momento sembra essere databile tra i 450-500.000 anni fa (ne consegue che i livelli citati siano quindi più antichi di questa data). Un primo tentativo di mettere in sicurezza alcuni resti appartenenti ad un Elephas Antiquus parzialmente esposti dall'attività delle istrici, convalidò ulteriormente le potenzialità del sito con l'individuazione, all'interno del deposito concrezionato ancora attaccato ai resti (ad una scapola per l'esattezza), di  una scheggia in calcare di chiara origine antropica...

Da quel momento si resero necessari interventi scientifici più ortodossi che, a partire dal 2009, hanno permesso di confermare la presenza residua e l'antichità del deposito, di recuperare i resti paleontologici maggiormente minacciati (due zanne di cui una piuttosto frammentaria) di Elephas Antiquus e di contestualizzare i resti faunistici all'interno di una precisa serie stratigrafica. Con la ripresa nel 2010 delle attività di indagine, la presenza dell'uomo è stata confermata con il rinvenimento di altri manufatti litici ed è  inoltre stata evidenziata la presenza di un'associazione faunistica, la presenza cioè di più specie animali (non solo elefanti, quindi) utile a fornire informazioni di carattere paleo-ecologico. Mentre gli studi geologici per inquadrare il sito all'interno della Valle del Mignone sono appena all'inizio è possibile focalizzare invece l'attenzione sui primi rinvenimenti effettuati.

I resti

Ficoncella, il depositoIl deposito paleontologico presente nel sito "la Ficoncella" rappresenta la prima associazione faunistica Galeriana rinvenuta nell'area Civitavecchia-Tolfa-Tarquinia. L'elemento principale di questo deposito  è la presenza dell'Elephas Antiquus, come ci è indicato dalla curvatura delle difese (zanne) e dallo studio delle linee di Shreger. La taglia delle difese e della scapola rinvenute ci indicano un'attribuzione ad un maschio adulto. Per il momento non è dato sapere quanti altri

elementi anatomici appartenenti all'individuo siano presenti nel deposito. Da una preliminare analisi tafonomica (dallo studio, cioè, degli eventi che hanno accompagnato i resti dopo la morte dell'esemplare) sembrerebbe che la carcassa sia stata sepolta dai sedimenti in un contesto deposizionale a bassa energia (vale a dire all'interno di un linea di scorrimento d'acqua non certo impetuosa).

A seguire sono stati recuperati alcuni frammenti di Bos Primigenius (il grande Bovide preistorico, spesso immortalato nell'arte Paleolitica più recente) e di Equus Sp. (antenato estinto del cavallo); di notevole importanza è l'associazione tra Bos ed Elephas che caratterizza il tardo Galeriano del Lazio.

I manufatti litici provenienti dal sito sono al momento rappresentati da un numero piuttosto esiguo di pezzi (quattro schegge, di cui tre in selce). Il carattere preliminare del lavoro ci permette allo stato attuale di poter solo costruire delle linee di ricerca da poter seguire con l'avanzamento delle indagini. A questo punto della ricerca, può essere interessante mostrare che tipo di domande possono porsi degli archeologi:

- Che tipo di informazioni potrebbe fornire la presenza di manufatti litici all'interno delle dinamiche tecno-culturali della prima metà del Pleistocene Medio?

- La probabile associazione tra manufatti ed Elephas può fornire informazioni di carattere economico e insediativo?

- Da che tipo di catena operativa provengono questi manufatti e, possibilmente, che funzione avevano?

- Dove veniva reperito il materiale e con quale logica veniva lavorato? Potremo essere in grado di capire se gli autori dei manufatti hanno sfruttato queste carcasse in modo opportunistico, come fanno spesso le iene o gli avvoltoi, o se in qualche maniera rientrava in una strategia maggiormente consolidata?

- Che tipo di mobilità o, più direttamente, che tipo di nomadismo era proprio di questi cacciatori-raccoglitori?

Questi sono soltanto alcuni degli interrogativi ai quali, nel corso del tempo, si cercherà di dare delle risposte con l'obiettivo di far luce sui più antichi momenti della storia umana aprendo una meravigliosa finestra nel tempo per affacciarsi non sul bacino dell'Okavango, ma sulla valle del Mignone per ricostruire e ricordare momenti in cui l'Etruria Meridionale è stata tanto diversa da come la conosciamo.