Una storia lunga migliaia di anni

Tutti gli anni, con l'arrivo della stagione secca, tra Giugno e Novembre, il popolo degli elefanti abbandona le savane aride e si muove, seguendo sempre gli stessi itinerari, alla ricerca di zone più ospitali vicine ai fiumi e a fonti d'acqua che non si esauriscono completamente. A questo punto i nuclei familiari lasciano il branco: il gruppo più piccolo muove maggiore garanzia per affrontare la carenza di cibo nelle zone in cui transitano. Una femmina guida la testa del gruppo, una seconda controlla la retroguardia, e i ruoli si possono scambiare velocemente in caso di ritirata improvvisa...

                          Karl Groning-Martin Saller, L'elefante tra natura e cultura

Disegni originali di Tiziana D’Este per il Museo di Casal de’ Pazzi (Roma)

Immagini di questo genere suscitano nel nostro immaginario di uomini del XXI secolo un caleidoscopio di sensazioni e assonanze particolari. Non è soltanto la tradizione cinematografica ad averci legato ad un mondo così distante, non sono le visioni di geniali registi o la passione che traspare dai documentari: il legame appare sottile ma radicato nel profondo.

Ci sono richiami che segnano le tappe di un viaggio che passo dopo passo ci ha condotto attraverso il nostro essere uomini, un percorso ideale, quello che porta all'Africa, l'Africa mitica, con i suoi scenari incontaminati e con branchi di elefanti in migrazione che si disperdono in spazi infiniti ....

Dopo tanti anni di ricerche archeologiche e paleontologiche, parlare di elefanti e del nostro coabitare con essi diventa una questione molto più ampia e senz'altro lontana dalle pagine intriganti della letteratura di viaggio. Analizzare la loro storia e la nostra ci porta a dover considerare ecosistemi profondamente diversi dall'attuale e una umanità giovane per la quale il confronto quotidiano con questi ecosistemi e con questi protagonisti non poteva non utilizzare l'unica arma a disposizione, la cultura.

Bisogna innanzitutto sottolineare che gli habitat tipici di questi animali sono cambiati dato che in passato essi hanno occupato eco-sistemi più variegati rispetto a quelli che conosciamo oggi (Africa e Asia Sud-Orientale, zone quindi con climi tropicali o sub-tropicali). La ragione è rintracciabile nel fatto che durante la loro lunga evoluzione (65 milioni di anni) gli elefanti hanno subito trasformazioni enormi nell'aspetto e nelle dimensioni adattandosi alle nicchie ecologiche più disparate; basti pensare che i loro resti fossili sono rinvenibili su tutti i continenti, ad eccezione dell'Australia e dell'Antartide.

A partire da pochi milioni di anni fa la loro evoluzione diventa ancora più avvincente poichè ad essa inizia ad affiancarsi la nostra, quella del genere Homo. Infatti, sono molti i siti sia africani che europei dove è attestata questa convivenza ed in particolar modo l'Italia (a partire dal Pleistocene Medio, circa 800.000 anni fa) e soprattutto il Lazio, hanno restituito una documentazione estremamente rilevante. Grazie alle ricerche portate avanti in località focali è stato possibile effettuare puntuali ricostruzioni paleo-ambientali e seguire più da vicino le vicende umane in relazione a quelle delle altre specie animali ed in particolare degli elefanti. Oltre ad aver sostentato i nostri antenati, essi hanno anche rappresentato un'importante riserva di materiale organico da sfruttare per la fabbricazione di manufatti (l'utilizzo di parti di ossa lunghe per creare bifacciali è documentato in grandi siti del Lazio come Castel di Guido e Fontana Ranuccio, per nominarne solo alcuni). In questo quadro di ricerca specifico si è da poco tempo inserito il sito di Ficoncella che, seppure ad uno stato iniziale delle ricerche, sembra possedere un potenziale informativo significativo per incrementare le conoscenze in nostro possesso riguardo alla vita dell'uomo e dei suoi "dirimpettai" nel Pleistocene Medio (800.000-130.000 anni fa).