Monte Rovello (Allumiere, RM)

Monte Rovello- posizionamento topografico
L'insediamento protostorico occupava il settore più elevato di Monte Rovello, situato nel comune di Allumiere in un'area dei Monti della Tolfa ricco di risorse minerarie.

L'abitato fu individuato e descritto da Adolfo Klitsche de la Grange (1885) il quale raccolse materiali in seguito a lavori agricoli, e rinvenne un ripostiglio di bronzi. O. Toti a partire dal 1959 effettuò ripetuti sopralluoghi e tra il 1962 e il 1963 fu effettuato dallo stesso uno scavo a più riprese. Nel 1992 la SBAEM ha condotto una breve campagna di ricerca che ha permesso di ubicare esattamente la posizione di alcune delle strutture già individuate, e in alcuni casi l'interpretazione di esse.                         

Osservando superficialmente il settore più elevato del monte si potrebbe considerarlo un rilievo sostanzialmente conico, in cui le difficoltà di accesso dal basso dipendono dalla forte e omogenea acclività dell'intera falda. Ad una più attenta analisi del luogo e della cartografia si nota invece che esiste un lungo tratto di rottura di pendio che circonda la maggior parte dell'altura; la difficoltà percettiva dipende dal fatto che detto ciglione perimetrale non procede ad altezza costante ma è più basso a sudest, in particolare sul fronte orientale (quota di circa 350 m s.l.m.) e sale progressivamente lungo il fronte meridionale (che prospetta chi giunga dalle Allumiere) e lungo il fronte occidentale (fino a quota 411), con cui il terreno coltivabile si affaccia sulle sottostanti aree boscose.

Alla luce di tali indicazioni risulta molto evidente, sul posto, che la strada proveniente dalla Pozza attraversa il ciglio perimetrale, che in quel punto è stato demolito, e poi ne segue il tratto più basso, sottostante lo stesso tracciato viario.

Il recinto naturale determinato dal gradone, di forma irregolarmente rettangolare, appare oggi lacunoso solo nell'area settentrionale e nordoccidentale, dove il pur ripido pendio non presenta rotture evidenti.

Pertanto ci troviamo di fronte ad un'area unitaria naturalmente difesa, di circa 5 ettari, caratterizzata tuttavia da una marcata pendenza interna (di Gennaro 1986, p. 74).

Monte Rovello- frammento in stile Per quanto riguarda l'insediamento di età protostorica, è possibile che le caratteristiche di isolamento e difendibilità dell'area sommitale fossero già percepite e valorizzate nel Bronzo Medio (circa 1450-1300 a.C) e Recente (circa 1300-1175 a.C.), periodi in cui l'occupazione del rilievo era ridotta, sia sotto il profilo dello sviluppo topografico, sia certamente sotto quello della consistenza demografica della comunità; la frequentazione del Bronzo Medio avanzato è attestata addirittura da un solo frammento "appenninico" (Toti 1967A, tav. 4, 2, C), mentre quella del Bronzo Recente (circa 1175-950 a.C.), seppur localizzata, è altamente significativa.

Nell'età del Bronzo Finale (circa 1175-950 a.C), a giudicare dai risultati dei saggi effettuati e dai ritrovamenti di superficie, l'area difesa doveva essere più intensamente abitata, probabilmente mediante una sistemazione a terrazzi; in vari punti dell'area difesa si sono infatti rinvenuti resti di muri destinati in parte a rompere la forte pendenza del terreno (Toti 1964, D'Ercole 1996). Monte Rovello- frammneto di ciotola del Bronzo Finale

L'insediamento è stato indagato in quattro diversi settori di scavo (A-D).

Nei settori A e D fu messo in luce un grande muro di terrazzamento formato da pietrame per una lunghezza di circa 15 m e un metro di altezza; i materiali furono raccolti per livelli (a-d).Monte Rovello- pianta del settore C

Nel settore C si rinvenne una ulteriore struttura, denominata la "grande casa": su di un piccolo ripiano prossimo alla cima del monte era stata scavata nel sottofondo roccioso, asportandone oltre 300 metri cubi, una fossa rettangolare di circa 15x9 metri, utilizzata come abitazione semisotterranea durante il Bronzo Recente; nei più antichi livelli di riempimento, contenenti materiali "subappenninici", fu rinvenuto un frammento di ceramica micenea. All'interno di questa abitazione, sopra lo strato 9, che costituisce il residuo della prima fase di vita (c.d. capanna A di O. Toti), databile al Bronzo Recente evoluto, si depositò uno strato argilloso molto spesso (strato 8), che conteneva scarsi materiali archeologici, in gran parte anch'essi databili a quest'ultima fase. In un momento evoluto del Bronzo finale, all'interno dello strato argilloso 8 venne scavata una trincea entro cui fu costruito un pavimento in argilla battuta, pietre e cocci. Tale pavimento aveva una forma rettangolare molto stretta e lunga, con andamento leggermente obliquo rispetto alla cavità stessa, e fu interpretato da Toti come traccia di una ipotetica capanna B (che avrebbe tuttavia una larghezza di appena 2 metri o poco più, e di cui mancherebbero tracce delle pareti). Attribuibili al Bronzo Finale 3 sono principalmente due strati di riempimento relativi a quest'ultima presunta struttura: lo strato 7 e il soprastante strato 6 (Biancofiore, Toti 1973; Maffei 1973).

Durante il Bronzo Finale l'abitato è circondato da aree sepolcrali. Si tratta del gruppo di tombe di Forchetta di Palano, rinvenuto 250 m a N dell'abitato, della la tomba recuperata "verso la valle del Campaccio", circa 500 m a NE, che poteva anch'essa forse riferirsi ad un più vasto gruppetto di tombe, e della necropoli di vaste dimensioni, indagata attraverso numerosi interventi di scavo succedutisi da prima del 1879, intorno al Poggio della Pozza in un'area che si estende tra i 500 e i 600 metri a sud dell'insediamento.

L'importanza dell'insediamento, desumibile, come visto, dalla presenza di strutture eccezionali e di una fonderia, nonché dall'estensione delle necropoli circostanti, e, di contro, l'acclività dell'area fisicamente delimitata, lasciano ritenere che numerose strutture insediative debordassero dall'area difesa; a tale proposito, tralasciando in questa sede l'interpretazione di impianti posti a una certa distanza, come quello delle Trincere, ricordiamo che frammenti ceramici si riscontrano sull'altura di Passonarete.Monte Rovello- anfora del Bronzo Finale

 

BIBLIOGRAFIA: Biancofiore F., Toti O., Monte Rovello. Testimonianze dei Micenei nel Lazio, 1973, Roma; D'Ercole. V., di Gennaro F., Mandolesi A., La bassa valle del Mignone in età preistorica e protostorica, in Leopoli Cencelle. Una città di fondazione papale, II, 1996, Roma, pp. 113-125; di Gennaro F., Forme di insediamento tra Tevere e Fiora dal Bronzo Finale al principio dell'età del Ferro, Biblioteca di Studi Etruschi 14,  1986, Firenze; Klitsche de la Grange A., Notizie diverse (M. Rovello), Not. Sc. 1886, pp. 450-451; Maffei A.,  La capanna di Monte Rovello: ricerca della forma e della funzione originaria, Notiziario Museo di Allumiere II, 1973,  pp. 97-103; Peroni R., Inventaria Archeologica, Italia, Ripostigli delle età dei metalli. 1: I. 1-3 Ripostigli del massiccio della Tolfa 2: I. 4-5 Ripostigli del Grossetano, 1961, Firenze; Toti O, Allumiere, L'abitato protovillanoviano di Monte Rovello, in Notizie degli Scavi di Antichità, XVIII, 1964, pp.12-28; Toti O., Allumiere e il suo territorio, 1967, Roma; Toti O., Considerazioni sulla facies protovillanoviana di Allumiere alla luce di recentissime acquisizioni, Notiziario Museo di Allumiere II, 1973, pp. 105-111; Toti O.,  L'abitato protostorico di Monte Rovello; le presenze protovillanoviane nel territorio tolfetano, Notiziario Museo di Allumiere V, 1976, pp.5-24.