San Giovenale (Blera, VT)

           

San Giovenale- carta topografica

 La moderna fase di valorizzazione del complesso archeologico, che determinò la scoperta delle sue fasi protostoriche, fu promossa da Erik Wetter, tesoriere dell'Istituto Svedese di studi classici. La rocca di San Giovenale - pervenuta negli anni '50 e '60 alla massima dignità possibile per un sito archeologico, con la presenza di re, di cortigiani e di archeologi di valore - rappresenta in modo esemplare le castelline dell'Etruria meridionale; la posizione forte della rupe tufacea può essere sottolineata dalla scelta dei Vico di erigervi un castello, mai completato, nel trecento.

Si tratta di una porzione marginale della formazione tabulare tufacea affacciata da nord sulla valle del torrente Vesca, e distinta dal corpo principale tramite le incisure di due piccoli corsi d'acqua tributari di destra del torrente stesso; ma mentre il rivo più a monte, il Fosso del Pietrisco, ha determinato sul versante orientale di San Giovenale una vallecola sostanzialmente ortogonale rispetto al corso del Vesca, il ruscello che assume prima il nome di Carraccio di Fammelume e poi di Fosso del Pitale, si è scavato un canalone sinuoso che decorre per un tratto quasi parallelamente alla valle del Vesca, staccando nettamente dal bancone la castellina di San Giovenale, che aggira prima di raggiungere la valle stessa alle Piane della Svolta.

San GiovenaleGli studiosi svedesi hanno chiamato acropoli il settore principale del pianoro di San Giovenale, denominando "Borgo" il terrazzo orientale sottostante, che in origine doveva essere raccordato al retrostante pianoro del Vignale e forse aveva l'aspetto di una sella, modificato da interventi di età etrusca.

Benché di ridotte dimensioni (meno di 3 ettari), l'area difesa fu sede di un insediamento di importanza primaria dalla media età del bronzo al Bronzo Finale in virtù dal carattere forte della posizione e della presenza di un vasto bacino agricolo circostante.

A distanza di alquanti secoli da una precedente occupazione di età neolitica, scarsi frammenti ceramici inquadrabili nell'aspetto stilistico di Norchia, del Bronzo Antico, rinvenuti negli scavi, cui se ne aggiunge uno raccolto in superficie alle falde meridionali della castellina, pongono il problema di un precoce interesse dei gruppi dell'età del bronzo per l'area difesa; tuttavia il ciclo di occupazione che convenzionalmente definiamo continuativa sembra iniziare con la media età del bronzo quando l'insediamento occupa, per quanto noto, un settore limitato del pianoro, corrispondente alla sommità del ciglio affacciato sul "Borgo", in corrispondenza del lato breve della castellina, originariamente unito alle formazioni retrostanti e morfologicamente deputato alla funzione di "ponte" di accesso all'area difesa. 

Al Bronzo Recente (circa 1300- 1175 a.C) appartengono i resti, solo parzialmente editi, di una fortificazione artificiale dello stesso versante "critico", costituita da un agglomerato spezzoni di tufo, di cui è attestato un rifacimento di poco successivo al primo impianto; la dispersione dei materiali riferibili all'età del bronzo recente indizia una coprente occupazione dell'area difesa. San Giovenale- capanne del settore D

Da questo momento e nel corso dell'età del Bronzo Finale (circa 1175-950 a.C) l'insediamento si consolida progressivamente; l'aumento della consistenza della popolazione residente è attestata dalla diffusa presenza dei materiali di tipo protovillanoviano e dal ritrovamento di numerosi fondi di capanna nei settori di scavo aperti sulla superficie dell'altura.  

San Giovenale- tazza del Bronzo FinaleFrammenti ceramici attribuibili al Bronzo Finale (circa 1175-950 a.C) sono stati rinvenuti principalmente nella zona del "Borgo" nell'area D, e nell'area E, Altri materiali sono stati raccolti al di fuori dell'area fortificata. È probabile infatti che altri nuclei abitativi oltre al "Borgo", fossero presenti esternamente all'area difesa artificialmente. Da ricordare il rinvenimento nell'area di scavo D, di un frammento di ceramica egea attribuito al miceneo IIIC tardo o al submiceneo, in un contesto di scarsa attendibilità stratigrafica, con materiali prevalentemente riferibili al Bronzo Finale.  

Si conoscono due nuclei di tombe ad incinerazione dell'età del Bronzo Finale, situate, come l'insediamento, a N del Vesca: Porzarago, sulla prominenza del ciglio tufaceo prospiciente a meno di 100 metri il ciglio settentrionale della castellina di San Giovenale, e Fosso del Pietrisco, sul fondovalle, 100 metri a SE dell'abitato lungo il ruscello omonimo, databile alla stessa sottofase.

Materiali attribuibili al Bronzo Finale, da riferirsi a probabili espansioni dell'area di insediamento all'esterno dell'area difesa centrale, di soli 3 ettari, sono stati raccolti alle pendici dell'altura del Vignale; del resto alle modeste dimensione della castellina fa riscontro la presenza di un vasto bacino agrario circostante l'abitato.

Sulla stessa riva del Vesca, circa un chilometro a ovest, nell'ampia fascia dell'invaso vallivo torrentizio denominata "Le Quadrazzete", in località Portone, due affioramenti di frammenti del Bronzo Finale iniziale interessano un'area con terrazzi dell'estensione complessiva di poco più di un ettaro; un solo frammento con decorazione del Bronzo finale è stato raccolto presso il ciglio nella soprastante formazione di Pian de' Crette.

La posizione di questi e la vicinanza al centro di San Giovenale hanno fatto ritenere che si tratti di insediamenti riferibili alla stessa comunità, che insistono su luoghi occupati da lungo tempo in funzione di un diretto rapporto con specifiche risorse; al Portone si sono infatti rinvenute anche attestazioni della media età del bronzo.

Mentre la distanza che intercorre tra San Giovenale e Luni, pari a 5 km, ricade nella media delle distanze che dividono gli abitati maggiori su rilievo del Bronzo Finale dei territori meglio conosciuti, nel circondario di San Giovenale sono noti numerosi insediamenti della media età del bronzo situati in luoghi aperti (Cupellaro, Mazzocchia del Frate, Grotta Toparina, Cavarella Picchiata, Portone, Belardinmagna) o su castelline minori (Civitella Cesi e Bruchione). Su una piccola castellina, detta di Giacinto, insiste anche l'unico insediamento minore del Bronzo Recente noto nel territorio di San Giovenale.

Dopo l'età del bronzo finale la rupe di San Giovenale viene abbandonata, nel quadro del fenomeno di ristrutturazione demografica connesso alla formazione di grandi abitati della prima età del ferro nelle aree di Tarquinia e Cerveteri e in altre ancor più lontane; all'improvviso incremento demografico degli stessi contribuiscono le comunità provenienti dai centri di antica tradizione, densamente abitati nell'età del bronzo finale.

A San Giovenale è documentata una rioccupazione dell'antico luogo di insediamento nella fase avanzata della prima età del ferro.

BIBLIOGRAFIA: AA.VV., San Giovenale. Materiali e problemi, 1984, Stockholm; Berggren E., The Necropolis of Porzarago, Grotte Tufarina and Montevangone, Acta Ist. Rom R. Sueciae XXVI (San Giovenale), I, 5, 1972; Berggren E.,, Moretti M.,  San Giovenale (Blera)- Scavi archeologici condotti dall'Istututo Svedese di Studi Classici in Roma e dalla Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale di Roma II,  Not. Sc. 1960, 1-66; Colonna G., L'Etruria meridionale interna dal villanoviano alle tombe rupestri, Studi Etruschi 35, 1967, pp. 3-30; di Gennaro F., Forme di insediamento tra Tevere e Fiora dal Bronzo Finale al principio dell'età del Ferro, Biblioteca di Studi Etruschi 14,  1986, Firenze; di Gennaro F., ‘Paesaggi di potere': l'Etruria meridionale in età protostorica, in Paesaggi di potere. Problemi e prospettive (Quaderni di Evtopia, 2), 2000, Roma, pp. 95-119; Gierow P. G., Le fasi preistoriche: dal Neolitico al Bronzo Recente, in San Giovenale. Materiali e problemi, Stockholm, 1984pp. 17-36; Iaia C., Mandolesi A., Topografia dell'insediamento dell'VIII secolo in Etruria meridionale, Journal of Ancient Topography, III, 1993, pp. 17-48; Malcus B., 1984, Area D (Ovest), in San Giovenale. Materiali e problemi, Stockholm, pp. 37-60; Welin E., The Tombs at San Giovenale  Etruscan Culture, Land and People, Malmo, 1962, 279-288.