Casali di Torrimpietra

Direzione: dott.ssa Daniela Rizzo

Scavo dott.ssa Annalisa Bigliati della Soc. Dafne S.n.c.

Nel periodo compreso tra il 13 ottobre 2008 e il 6 ottobre 2009 si sono svolti all’interno dei lotti di terreno di proprietà della Società Casali di Torrimpietra Srl siti in Torrimpietra, Via Castel Lombardo, sondaggi archeologici preventivi ad interventi di edilizia privata. 
Le indagini eseguite hanno permesso di individuare un sito archeologico molto interessante, con una successione di fasi di frequentazione dall’età preistorica alla media epoca repubblicana. 
Si sono individuate tracce di strutture preistoriche che, fortemente disturbate dalle arature, sono probabilmente da ricondursi ad un’ attività di escavazione finalizzata alla ricerca di terreno sabbioso necessario per la produzione della ceramica. La presenza di frammenti ceramici e di alcuni elementi di industria litica, sono attribuibili -presumibilmente- ad una fase finale dell’Eneolitico (fine III mill. a.C.). Tuttavia alcuni materiali sono attribuibili ad un momento più antico rispetto all’attività di estrazione e potrebbero far datare le buche ad una fase finale del Neolitico. 
Nella trincea XIV poi è stato messo in luce un tracciato viario (larghezza m 2,00 interasse dei solchi carrai m 1,20/1,30) costituito da un battuto di frammenti laterizi e ceramici (bucchero, impasto) che potrebbe essere datato in epoca etrusca. Sono state inoltre scoperte alcune sepolture, alla cappuccina, a loculo e 2 a bustum che hanno restituito interessanti corredi. 

complesso arcaico

Nella zona B sono stati messi in luce un complesso arcaico di carattere cultuale e almeno 16 sepolture, di epoca imperiale, che si erano insediate in alcuni settori dell’edificio, sfruttando strati di abbandono e utilizzando materiale edilizio di spoglio. 
Dell’edificio sono rintracciabili almeno tre fasi edilizie. Per la I fase, lunghi tratti murari, spessi circa mezzo metro e realizzati in conglomerato di scaglie calcaree legate con argilla risultano delimitare uno spazio rettangolare di m 18 x 7 ca., in parte obliterato dall’edificio della fase successiva. Il vano era originariamente suddiviso, nel senso della lunghezza, in due settori. Il livello di calpestio dell’edificio sfruttava il substrato calcareo presente nell’area e che reca infatti tracce di fori per palificazioni. L’alzato doveva essere in materiale deperibile ovvero con zoccolatura in pietra ma strutture portanti in legno, con tamponature in pietrame o a graticcio, secondo una tecnica attestata già a partire dal VI sec.a.C.; i materiali ritrovati negli strati più profondi, ceramica d’impasto e bucchero, riportano ad un orizzonte cronologico compreso fra il VII e il V sec.a.C. 
Nella II fase il complesso assunse l’aspetto di un edificio a pianta rettangolare, che occupa un’area di m 30 x 19 ca.. Diviso in tre navate, mostra una cella centrale affiancata da almeno un vano. La planimetria originaria è ricostruibile in base alla presenza dei lunghi filari di blocchi in calcare e in tufo, costituenti la base dei muri perimetrali e divisori del tempio che ha obliterato in parte l’edificio della fase precedente. Dell’alzato del tempio nulla rimane poiché, analogamente ad altri confronti di ambito etrusco-italico, doveva essere realizzato su podio o basamento litico utilizzando legno e mattoni crudi e, per la copertura, tegole fittili.
Particolare Tomba B
Oltre ai materiali già indicati per la prima fase sono stati rinvenuti ceramica a vernice nera, alcuni importanti elementi dell’arredo architettonico e un bel cocciopesto decorato da tessere in calcare bianco e piccole scaglie colorate, che pavimentava la cella. La presenza di alcune murature in conglomerato cementizio indurrebbe a confermare il limite cronologico più tardo. La fruizione cultuale del complesso doveva essere comunque cessata da tempo quando, come si è detto, nei primi due secoli dell’età imperiale diverse sepolture si insediarono negli strati di rinterro ed abbandono della struttura, ormai ridotta a livello del basamento in blocchi tufacei.
Nella zona B, inoltre, sono evidenziate una serie di strutture murarie identificabili come parte di un complesso residenziale (villa) di epoca romana fra la tarda età repubblicana e l’impero, pesantemente compromesso dagli interventi agricoli di epoca moderna. A conferma frammenti di ceramica (in partic. sigillata italica, pareti sottili) appartenente a produzioni per lo più collocabili fra I sec.a.C. e I-II sec.d.C., la presenza di alcuni bolli laterizi con iscrizione RUTILIAE C F PAL, gens officinatoria, attestata nell’area e altrove (Fregenae, Alsium, etc. ) nel I sec.d.C. e alcuni interventi di epoca tardo-imperiale, confermati indirettamente dalla presenza, in quantità significativa, di sigillata africana di IV-V sec.d.C.
  Nella zona B, infine, le trincee aperte lungo il limite della Via Aurelia moderna hanno evidenziato strutture murarie appartenenti ad un nucleo insediativo differente. La frequentazione dell'area era stata già attestata, come si è detto, dalla presenza di alcune tombe con corredi databili tra il VI ed il V sec. a.C. Per l'epoca romana, è stato messo in luce un edificio che doveva prospettare sull'antica Via Aurelia, come dimostrano i muri che proseguono in direzione SW oltre il limite di scavo. La struttura è caratterizzata dalla presenza di alcuni dolia fittili di grandi dimensioni verosimilmente utilizzati per la conservazione di prodotti alimentari. Potrebbe trattarsi di una stazione di posta con punto di ristoro, quali le numerose stationes o mansiones presenti lungo la consolare e delle quali si ha notizia dalle fonti antiche. I pochi reperti mobili presenti inducono comunque ad ipotizzare un arco cronologico compreso fra I e II sec.d.C.