Aranova

Direzione: dott.ssa Daniela Rizzo


Scavo dott.ssa Roberta Balzanetti della Soc. Dafne

Veduta aerea dello scavo

 

Nel 2010 indagini archeologiche preliminari alla realizzazione di edifici residenziali in un comprensorio privato denominato Consorzio Spadolino, ubicato al Km 24,00 della Via Aurelia in località Aranova, hanno consentito di mettere in luce un importante complesso archeologico, caratterizzato da un tratto basolato della via Aurelia Antica ed una serie di edifici che si affacciavano lungo il tracciato antico. Le tecniche costruttive e il rinvenimento di alcune tegole con bollo di fabbrica suggeriscono un arco cronologico di frequentazione tra il I sec. a.C. al tardo impero, ivi comprendendo anche una fase di fruizione funeraria, testimoniata dalla presenza di numerose sepolture. 
Il tratto della via Aurelia antica ha un orientamento approssimativamente E-W ed una larghezza costante di m 3,90 ca. La pavimentazione carrabile è quasi del tutto scomparsa verso i limiti E e W dello scavo, in seguito ad un’opera di spoliazione probabilmente di epoca moderna, ma è ben conservata nel settore centrale, dove è stato possibile osservarne le caratteristiche tecnico-esecutive ed i rapporti strutturali con gli edifici che su di essa prospettano.

Particolare della strada

La strada presenta il summum dorsum lastricato in poligoni di leucitite e i basoli, di dimensioni abbastanza omogenee, sono disposti in tessitura ordinata. La carreggiata è delimitata da crepidini realizzate con basoli di dimensioni minori rispetto a quelli carrabili, disposti di taglio e intercalati da gomphi, posti ad un’interdistanza costante disposti di taglio. Pressappoco al centro della carreggiata è visibile a tratti una coppia di solchi larghi dovuti, come normalmente accade, al ripetuto passaggio di carri. 
La carreggiata è affiancata, per la maggior parte del suo percorso, da percorsi pedonali di larghezza variabile. Si tratta sostanzialmente di battuti costituiti da schegge e ciottoli basaltici e in misura minore calcarei, con presenza frequente di elementi fittili, in particolare frammenti di ceramica sigillata africana.
L’Aurelia, compresi i suoi marciapiedi o percorsi pedonali, risulta, inoltre, contenuta o semplicemente delimitata, per lunghi tratti e su ambedue i lati, da muretti in pezzame litico vario.
Affiancati al tracciato della consolare si sono individuati almeno quattro complessi archeologici di diversa estensione e articolazione.
Il primo, denominato A, si attesta lungo il margine settentrionale della via antica ed è costituito da una successione di vani di diversa ampiezza, allineati su tre file, ai quali si accedeva tramite un invito lastricato in basoli di calcare. Il settore centrale del complesso, il più articolato ma anche disponibile ad una lettura più completa, è limitrofo alla strada antica ed è delimitato da una serie di strutture murarie con cortina in opera reticolata, piuttosto eterogenea. 
Anche il muro perimetrale W del complesso si presenta realizzato in più fasi contraddistinte da opera reticolata con tufelli calcarei.
Per quanto riguarda la scansione degli spazi interni, alcune murature indicano una successione di fasi edilizie che hanno comportato inevitabilmente modifiche anche radicali alla planimetria del complesso. 
Residui di strutture murarie pertinenti a questo complesso, con orientamenti compatibili, sono state portate alla luce anche nella parte più arretrata rispetto alla via consolare, dove il rinvenimento dei resti di forni a calce potrebbe essere l’indice del limite. 
Veduta del complesso A
 
La sua vicinanza alla strada e probabilmente la sua rilevanza ne determinarono un uso protratto, senza che, come altrove accadde, vi si insediasse una fase di fruizione funeraria direttamente conseguente l’abbandono .
L’area archeologica denominata D è separata dalla strada da un lungo muro, che funge al contempo da limite per il marciapiede settentrionale ed è conforme all’andamento della strada, il che potrebbe dimostrare la sua realizzazione contestuale. Conservato per non più di m 0,35 di altezza, presenta un’opera cementizia piuttosto eterogenea sia per materiali impiegati che per fattura, lasciandone supporre il rifacimento in momenti. In corrispondenza di un invito basolato in arenaria (con relativi gomphi), cui corrisponde un piancito in pezzame litico e materiale fittile nel marciapiede, il muro presenta, inoltre, i resti di due pilastri in buona opera laterizia, ai quali corrispondono specularmente, verso il centro dell’area, i resti di altri due pilastri della stessa fattura.
La presenza dei pilastri e di lacerti del piano pavimentale fanno ipotizzare che questo settore fosse, almeno in una fase, semicoperto o in qualche modo “monumentalizzato”; di certo, subentrata una fase di abbandono, lo spazio fu poi sfruttato per l’insediamento di diverse sepolture in fosse terragne.
 
Il complesso di strutture denominato B, aperto lungo il marciapiede settentrionale dell’Aurelia, era accessibile tramite un invito lastricato in basalto. 
Si tratta di un nucleo di murature conservate per lo più a livello di fondazione, il cui stato di conservazione particolarmente precario e la vicinanza con il limite W dello scavo, che ne impedisce l’accertamento dell’originaria estensione. Sono stati messi in luce due ambienti: il vano “2” a pianta quadrangolare, presenta una prima fase in opera reticolata di buona fattura, visibile soprattutto nel muro perimetrale, lungo il quale si addossa direttamente il marciapiede settentrionale della strada. Delle altre tre pareti del vano rimane praticamente solo traccia della fondazione, il che farebbe pensare ad una rasatura intenzionale operata già in antico. In una seconda fase la pianta del vano fu modificata aggiungendo nuove murature con cortina forse in opera laterizia, mentre il piano di calpestio dovette essere rialzato in rapporto alla realizzazione di un sistema di vasche foderate in cocciopesto: restano tracce del rivestimento e di un tubulo fittile a sezione rettangolare, indice dell’esistenza di un sistema di riscaldamento. In questa seconda fase del vano furono verosimilmente aggiunte due strutture di incerta funzione, ma forse interpretabili come praefurnia, in opera incerta con scapoli di calcare, risega in laterizi e tracce di rivestimento in cocciopesto. 
Tomba 3 cappuccina
Il vano “1”, indagato solo in parte, presentava verosimilmente pianta quadrangolare e, analogamente al vano precedente, si estende lungo il marciapiede dell’Aurelia, ed è contraddistinto dalla presenza di un nucleo di murature in opera laterizia di buona qualità e profonde fondazioni. Tra di esse si è identificata una struttura a “ferro di cavallo”, che costituisce, forse, l’imboccatura quadrangolare di un pozzo.
In epoca successiva, forse tra il I ed il IV d.C., il complesso, persa la sua funzionalità originaria probabilmente termale, vide l’insediarsi, lungo il suo perimetro interno ed esterno, di un’area cimiteriale con tombe ad inumazione (nn° 9), per la cui realizzazione, talvolta, si arrivò ad intaccare le fondazioni delle murature. Tra le sepolture si è rivelata particolarmente degna di nota la tomba 5: si tratta di una cappuccina presso la quale si sono rinvenuti i resti completi di un cane (probabilmente non ancora adulto), sepoltura quest’ultima da ritenersi di affezione; diversamente, all’interno della cappuccina stessa sono state raccolte alcune ossa di un piccolo animale (presumibilmente un volatile), da interpretare come resti di un pasto funebre contestuale all’inumazione (silicernium?). 
Lungo il margine S della Via Aurelia è stato individuato il quarto complesso di strutture, denominato C, scavato solo in parte a causa della presenza dell’attuale complanare della via Aurelia moderna. 
Il nucleo edilizio più consistente riguarda una successione di tratti murari prospettanti sulla strada. Tra essi si conserva in modo significativo un lungo muro perimetrale, che sembrerebbe presentare una tecnica edilizia composita, derivante forse da due fasi costruttive: l’inferiore realizzata in opera incerta di scapoli calcarei, la superiore in opera laterizia di buona fattura; nel nucleo cementizio di quest’ultima si osserva il reimpiego di scapoli della muratura più antica. Alla fase in laterizio si addossano due tratti murari perpendicolari, uno sicuramente in cortina laterizia, da identificare come tramezzi. Il complesso è chiuso a W e a E rispettivamente dai due muri perimetrali realizzati in bella opera laterizia. Nulla come si è visto, si può dire circa i limite dell’edificio verso S, nè circa suoi eventuali accessi dalla strada: nell’alzato, conservato per non più di m 0,45, non si osservano tracce di soglie.