Fiano Romano

Il mausoleo tardo repubblicano con rilievo gladiatorio

Mausoleo di Fiano Romano: parte delle lastre del lato destro

Nell'inverno del 2006 una complessa operazione condotta in sinergia dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e dalla Guardia di Finanza, sotto la guida della Procura della Repubblica di Roma, ha consentito alla Soprintendenza di recuperare dodici grandi blocchi di marmo lunense decorati a rilievo, la parte inferiore di una statua di togato, resti di un'iscrizione e numerosi elementi di cornici e decorazioni architettoniche accumulati in un terreno nei pressi di Fiano Romano, a nord di Roma. A differenza della maggior parte dei pezzi che, frammisti a terra e a massi travertinosi, risultavano disposti senz'ordine a formare un grande cumulo, gli elementi decorati, occultati sotto un modesto strato di terreno vegetale, si presentavano accuratamente protetti e ordinatamente disposti gli uni accanto agli altri, come tessere di un gigantesco gioco del domino. Sin dal primo momento è apparsa chiara l'importanza del ritrovamento che ci restituisce ampie porzioni di un fregio narrativo con scene di combattimenti gladiatori. Al momento sono stati recuperati dodici blocchi di marmo di circa m 0,60x1,00x0,30 che, in origine disposti su due assise, decoravano tre lati di un imponente monumento funerario, il cui basamento è stato rivenuto negli scavi del 2007, appartenuto ad un magistrato capenate come attestano i resti dell'iscrizione i cui frammenti sono stati recuperati in diverse occasioni dal 2006 al 2007.

La scena figurata sulle lastre si sviluppa senza soluzione di continuità e propone, secondo modelli ben attestati, successivi episodi che vedono impegnate, con esiti diversi, sei coppie di combattenti. A queste si alternano, sul fondo, figure di suonatori dei quali si conserva un suonatore di tromba ricurva (cornicen) all'estremità del lato destro e due suonatori di lunghe trombe (tubicines) all'estremità destra del quadro centrale.

Anche nelle parti più lacunose è attestata la presenza di altri personaggi, come si evince dai resti di figure in corta tunica poste in secondo piano, in corrispondenza della coppia di gladiatori posta al centro del lato principale del fregio e di quella impegnata in combattimento al centro del lato sinistro. Le ampie lacune che interessano il lato sinistro e quasi per intero quello centrale impediscono, tuttavia, una più puntuale lettura delle scene rappresentate, anche se il soggetto risulterebbe il medesimo, come confermano resti delle vesti e delle armi da offesa e da difesa.

È conservato in parte anche il rilievo all'estremità del lato centrale del fregio, il più ricco di drammaticità narrativa e di minuziosi particolari, nel quale è rappresentata una coppia di gladiatori in combattimento. Uno dei gladiatori, ormai caduto a terra, è sopraffatto dall'avversario il quale preme il piede sopra la mano del nemico che ancora stringe una corta spada ricurva e, abbandonato lo scudo, alza il braccio sinistro nel gesto della missio (ovvero di tregua, richiesta di grazia). Particolare interessante è che nell'iconografia di tali combattimenti è comune la rappresentazione del gladiatore che preme il piede su quello dell'avversario, mentre in questo caso è la mano del combattente ormai vinto ad essere pestata dal piede del vincitore. Si arrende anche il gladiatore della prima coppia di combattenti posta sul lato destro: con un ginocchio a terra egli abbassa lo scudo stringendo ancora la spada nella mano destra arretrata, mentre l'avversario arresta il suo impeto e rivolge lo sguardo in attesa del verdetto finale dell'editor.

Densa di pathos è anche l'ultima scena posta all'estremità del lato destro, dove è rappresentato un gladiatore morente, caduto a terra e con lo scudo oblungo ormai definitivamente abbandonato. Si tratta di una rappresentazione caratterizzata da un intenso dinamismo, sebbene le figure dei gladiatori appaiano saldamente impostate e siano rese con notevole plasticismo.

Il ricorrente schema delle monomachie evoca modelli di ascendenza greca, mentre i gladiatori del fregio rinvenuto a Lucus Feroniae si coniugano con un accentuato realismo che si carica, specie nel caso dei guerrieri soccombenti, di un forte pathos, particolarmente evidente nel volto del gladiatore morente. Un gusto quasi calligrafico manifestano, invece, le figure dei suonatori nei quali l'accurata resa dei panneggi concorre ad esaltare i delicati lineamenti dei volti incorniciati da una corta capigliatura, che nel caso dei tubicines appare resa a ciocche sottili, una vera e propria anticipazione dei modelli di gusto classicistico.

Il fregio narrativo nel suo complesso si rivela di altissima qualità, prodotto forse da una bottega di primo piano, capace di impegnarsi in una narrazione densa di contenuti, ma anche attenta ai dettagli minori. Sulla base dei caratteri stilistici e dei dati antiquari il rilievo sembra potersi collocare nel terzo venticinquennio del I sec. a.C., alla vigilia del principato di Augusto. Questa testimonianza proveniente dal territorio capenate non costituisce un episodio isolato: sono note, infatti, altre attestazioni dell'importanza artistica dell'antica Capena.

Circa l'originaria provenienza del rilievo si può sostenere con ragionevolezza che fosse destinato a decorare un monumento funerario del tipo a edicola, molto diffuso in quest'epoca e ben attestato anche in area capenate. Ad avvalorare questa tesi contribuiscono, fra gli altri marmi recuperati, i resti dell'iscrizione, la parte inferiore di una statua di togato, come pure i numerosi blocchi di cornici e altri elementi architettonici che offrono ulteriore conferma della qualità e dell'importanza dell'originario contesto. I monumenti più antichi del tipo a edicola prevedono del resto una notevole ricchezza e fantasia di schemi. Frequentemente come nella ricostruzione proposta per il nostro monumento è presente sull'attico un tempietto o un'edicola porticata. Avvalora l'ipotesi ricostruttiva il rinvenimento, tra gli altri elementi architettonici, di una colonna liscia di marmo lunense.

Il monumento è esposto con allestimento temporaneo nel Museo di Lucus Feroniae.