La Selvicciola: i rituali funerari

Per quanto riguarda i resti ossei uno scavo molto attento all'identificazione e registrazione di ogni singolo elemento ha permesso di stabilire che le sepolture lasciate in connessione anatomica sono una minoranza: i resti hanno subito gradi diversi di manipolazione, certo a distanza di tempo le tombe erano riaperte ed i resti ossei, oramai liberati dalle parti molli, venivano disturbati. La casistica è molto ampia perché si va dalla situazione in cui è stato ruotato solo il cranio, lasciando intatto il resto dello scheletro, al caso in cui i resti sono spostati da un precedente luogo di deposizione al pavimento della camera dove gli archeologi li hanno trovati, spesso ammucchiati in un angolo; è stato registrato anche il caso delle ossa di due individui confuse insieme. L'estremo opposto rispetto alla deposizione in ordine anatomico è costituito dalle tombe ossario, nelle quali ossa scelte, ad esempio crani, bacini e ossa lunghe, di individui diversi venivano disposti secondo un ordine prestabilito, ad esempio con i crani appoggiati lungo le pareti e le altre ossa distribuite verso il centro della camera. 

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Confrontando questa situazione con altre note di società a livello etnologico si può ipotizzare che la necropoli della Selvicciola documenti i riti della morte come riti di sepoltura e riti di venerazione dei resti ancestrali.

Dai dati finora documentati si può infatti ricostruire una sequenza di interventi: le condizioni degli individui ritrovati appaiono rispecchiarne momenti diversi. Nello schema ricostruibile l'atto iniziale è la sepoltura nella necropoli di un individuo considerato degno di ciò, a volte accompagnato da un corredo personale riconoscibile. Allo stadio della deposizione in connessione anatomica completa sembrano seguire quelle situazioni in cui gli scheletri sono stati disturbati, ad esempio ruotando il cranio, senza essere però confusi con altri individui. E' possibile che questi interventi, che hanno luogo a distanza di tempo dalla deposizione ed hanno come obiettivo, dopo la decomposizione dei tessuti, l'annullamento perfino dell'ordine anatomico della persona viva, siano da collegare a qualche forma di rito di passaggio, che sanzioni l'uscita dell'individuo dalla società dei vivi e la sua aggregazione definitiva al mondo dei morti.

Le ossa, quando del tutto liberate dalle parti molli, entrano in un sistema di circolazione dei resti umani: il loro trasferimento in altre tombe è un aspetto della venerazione degli antenati. Alla Selvicciola è sicuramente documentata la rideposizione e l'incorporazione di ossa ancestrali in contesti di deposizione più recenti ed in questa prospettiva ci si deve chiedere se nelle tombe ossario vada riconosciuta l'ultima fase della sequenza, quella in cui la completa rimozione dell'identità individuale trasforma gli antenati in un unico corpo indifferenziato, che si sottrae al controllo dei singoli per diventare patrimonio della comunità.