Mostra "L’antico viaggio nel mare che nutre"

Castello di Santa Severa, Manica Lunga - Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell'Etruria Meridionale, Regione Lazio

5 giugno - 13 settembre, 2015 - mostra

invito Manica Lunga

La Manica Lunga del castello di Santa Severa riapre finalmente al pubblico con una esposizione dedicata al tema dell’accoglienza e dell’integrazione tra le culture del Mediterraneo. L’antico mito di Leucothea, la “dea bianca”, protettrice dei marinai, degli stranieri e dei rifugiati diventa paradigma contemporaneo di sacra ospitalità e accettazione.
Ino, sfortunata principessa tebana, dovette subire le ire di Hera, dea volubile e gelosa. Era stata infatti nutrice del piccolo Dioniso, che sua sorella aveva avuto da Zeus, legittimo sposo di Hera. Perseguitata dalla furia divina, Ino si getta in mare da una rupe scoscesa, con il figlio Melicerte in braccio. Salvata dalle ninfe marine, assume vesti divine, con il nome di Leucothea -Thesan per gli Etruschi-, protettrice dei naviganti e dei naufraghi. Dopo lungo e arduo peregrinare, la dea approda sulle rive del Tirreno, dove l’eroe Eracle è pronto, finalmente, ad accoglierla e darle pace.
A Pyrgi, porto dell’antica e potente città etrusca di Caere (Cerveteri), sorgeva infatti un santuario, celebre in tutto il mondo antico, frequentato da Etruschi, Greci, Fenici, dove Leucothea era venerata.
L’immagine della dea, in terracotta dipinta, decorava il tempio a lei dedicato: ne resta lo splendido volto, che, ancora quasi intatto, coronato dai capelli al vento, volge lo sguardo inquieto e grato a Eracle, che le ha appena offerto il sicuro approdo.
Dalla fronte del tempio, sulla riva del mare, Leucothea restituisce la benevolenza ricevuta a tutti i naviganti, accogliendo stranieri, rifugiati, perseguitati.
Il mare come simbolo, le onde come le difficoltà della vita. Leucothea veglia con benevolenza su tutti momenti di passaggio: l’arrivo del mattino, la nascita degli uomini, i viaggi per terre lontane sulle onde mutevoli del mare.
Tutto questo è Pyrgi, santuario ai confini del mare, e questa mostra racconta la sua storia, che, attraverso la salvezza di una dea infelice riemersa dalle acque e qui finalmente accolta, è la storia di ogni uomo che cerca, all’ombra della protezione divina, un luogo di pace da chiamare casa.

La mostra è un esempio di felice collaborazione tra istituzioni: tra Regione Lazio e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale, con il prezioso contributo scientifico di Sapienza - Università di Roma.

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