Roma - Veio

Prima di Veio: la necropoli dell'età del bronzo finale di Pozzuolo

Direzione scavo: Università di Roma Tre

Gruppo di ricerca: Barbara Barbaro, Luca Bondioli, Marco Demmelbauer, Vincenzo D'Ercole, Laura D'Erme, Francesco di Gennaro, Alessandro Guidi, Federico Nomi

La prima menzione di un uso sepolcrale dell'area risale a un secolo fa; Enrico Stefani, infatti, parlando delle tombe a camera da lui scavate nella parte più bassa della zona, scrive: "I sepolcri a camera del Pozzuolo, spaziosi e di forme architettoniche molto avanzate, si aprono lungo una strada che dalla città prosegue in direzione della Cassia. Il sepolcreto, solo in piccola parte scavato, è Necropoli di Pozzuolo: materiali di superficiemolto esteso, "poiché anche nell'altipiano soprastante si osservano tumuli e altre fogge di tombe" (NSc 1919, p. 7)

Sulla cima della piccola altura che domina la zona, identificabile (anche se di origine naturale) con uno dei "tumuli" di cui parla Stefani - noti nella letteratura come tumuli di Oliveto Grande - all'inizio del 2013 alcune ricognizioni di superficie hanno permesso di recuperare resti di ossuari biconici, scodelle, vasi miniaturistici e vaghi in pasta vitrea dell'età del bronzo finale.

 

L'apertura di quattro trincee con il mezzo meccanico permetteva di constatare l'esistenza di almeno 12 sepolture a pozzetto; che tali tombe dovessero essere in parte conosciute grazie a scavi incontrollati risulta evidente da una notizia del Canina, che già nel 1842, nella sua ben nota pianta di Veio, a Riserva del Bagno, ma nella parte più vicina a Oliveto Grande, aveva aggiunto a mano la dicitura "tombe con urnette e vasi neri".

Una prima campagna di scavo si è svolta nei mesi di giugno e luglio del 2013, sotto la direzione dell'Università di Roma Tre e con la collaborazione, oltre che della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale, della Direzione Generale alle Antichità del MIBACT, del Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" e della Scuola di restauro di Venaria Reale.

Sono state messe in luce 25 sepolture, in alcuni casi seriamente danneggiate dalle arature moderne o da scavi clandestini (a possibile conferma della testimonianza di Canina), in altri ben conservate.

 Necopoli di Pozzuolo: scavo 2013 dall'alto

Molti degli ossuari erano inseriti in una custodia bivalve, di un tufo più scadente di quello del banco in cui sono scavate le tombe. Sono presenti sia lastre di copertura, sia lastre poste sul fondo delle tombe. Attestata, in due casi, la fodera del pozzetto con lastre che formano piccole ciste pentagonali.

Necropoli di Pozzuolo: la tomba 5 Necropoli di Pozzuolo: la tomba 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per distinguere con certezza sesso ed età degli incinerati del Pozzuolo, operazione  complicata dalla scarsità di bronzi trovati nei pozzi, bisognerà aspettare lo scavo delle urne nel laboratorio di Antropologia fisica del Museo Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini".

 

 

Uno dei corredi meglio conservati è quello della tomba 6.

Necropoli di Pozzuolo: tomba 6Necropoli di Pozzuolo: il corredo della tomba 6

 

 

 

Oltre all'ossuario biconico chiuso da un coperchietto apicato, decorati da motivi a solcature e cuppelle, ne facevano parte un'olletta sistemata tra l'ossuario e le pareti del pozzetto (lo scavo della terra all'interno ci dirà se si tratta di una seconda sepoltura), due tazze con ansa bifora, una brocchetta, anch'essa decorata da fila di puntini e motivo angolare a solcature,  e una ciotola carenata.

I materiali fin da ora sembrerebbero indicare una datazione nell'ambito del Bronzo Finale 3, antecedente però a quell'orizzonte terminale finora testimoniato a Veio sia da una delle tombe (838) di Casale del Fosso, sia dai materiali recentemente recuperati a Campetti.

Il sito dista dal pianoro su cui sorge il paese di Isola Farnese non più di 700 metri; poiché proprio a Isola Farnese, alla fine del secolo scorso, sono state messe in luce almeno due strutture insediative in parte coeve alle tombe, appare assai probabile che il sepolcreto del Pozzuolo venisse utilizzato da coloro che là abitavano.

Il numero di tombe finora individuato colloca già Pozzuolo tra le più estese necropoli del Bronzo finale dell'Etruria meridionale. Solo un'ulteriore e più lunga campagna di scavo potrà chiarirci altri aspetti di questo sepolcreto.